INFORMAZIONE VEICOLO DI PREVENZIONE PARTE II

CENNI DI ANATOMIA OCULAREanatomia_occhio[1]

MIOPIA – IPERMETROPIA – ASTIGMATISMO – PRESBIOPIA

Di seguito andremo ad analizzare alcune delle molteplici malattie sistemiche e non, che hanno un’influenza più o meno grave nei nostri occhi e nella nostra visione. Quello che ora io andrò a descrivere, non vuole essere un trattato di anatomia, ne di patologie oculari, ma vuole essere un promemoria che ci faccia riflettere come la straordinaria bellezza, descritta nella I parte, ( INFORMAZIONE VEICOLO DI PREVENZIONE) dei nostri occhi e della nostra visione possa essere compromessa, più o meno gravemente, da una moltitudine di piccole e grandi manifestazioni funzionali e patologiche che portano ad avere o dei piccoli disturbi facilmente risolvibili o grandi compromissioni strutturali e patologie invalidanti al punto tale da portarci ad un’ipovisione o addirittura alla cecità totale. Tutto ciò che segue, ripeto deve essere un’informativa generale sui nostri occhi e su alcune delle sue patologie, che dovrebbe, essere portata a conoscenza di un pubblico più vasto, per una prevenzione maggiore. Che oggi a causa di una bassissima informazione, se non del tutto assente, i nostri occhi sono completamente trascurati e che quindi li induca ad un comportamento diverso da quello che oggi un pubblico poco informato ed attento ha nei confronti dei difetti visivi.

Ho voluto proporre questo mio elaborato in maniera non specificatamente optometrica o anatomopatologica, perché questo corso mi ha fatto amare (grazie ai docenti avuti, che io qui ringrazio) ed appassionare alla meraviglia della vista e del suo organo che è l’occhio, dandomi la voglia di farlo conoscere ed apprezzare il più possibile.

Come del resto oggi lo apprezzo molto di più, anch’io.

Oggi apprezzo molto di più ciò che Dio, o la natura mi ha dato con la meraviglia della visione, ne sono più consapevole e di conseguenza più attento alla sua conservazione e cura. Tutto questo, ad oggi, nel mio lavoro, cerco di trasmetterlo il più possibile agli altri, nella speranza che tutti possano comprendere ed apprezzare di più questo meraviglioso dono, avendo un maggior rispetto ed una maggior cura della propria vista.

ANATOMIA OCULARE

Cominciamo a conoscere il nostro occhio:

l’occhio è un organo costituito da tutti e quattro i nostri tessuti

EPITELIALE – CONNETTIVO – MUSCOLARE – NERVOSO

È formato da tre tonache: FIBROSA – VASCOLARE – NERVOSA

L’occhio è situato nella cavità orbitaria ed è tenuto in sede da tessuto adiposo e connettivo. E’ circondato dai muscoli oculari estrinseci che ne determinano la mobilità. La cavità orbitaria è formata dalle ossa facciali e dalla base cranica che si congiungono tramite suture. Ha la forma di una base piramidale tronca e forata per dar passaggio a vasi e nervi.

Tonaca fibrosa

È una membrana di natura connettivale e rappresenta la struttura protettiva del bulbo. Costituita dalla sclera e, dalla cornea, che ne rappresenta la parte trasparente ed è il principale dei mezzi diottrici, la sclera, che ne occupa i 5/6 e rappresenta la parte opaca (bianco)mentre la cornea il restante, ovvero 1/6.

La sclera non è un tessuto attivo ma ha una funzione puramente meccanica ovvero di mantenimento e protezione dell’occhio e non è vascolarizzata, ma semplicemente attraversata da alcuni vasi diretti alla tonaca uveale.

Tuttavia la porzione superficiale anteriore (episclera), ricoperta a sua volta dalla congiuntiva, presenta una ricca vascolarizzazione.

La cornea è composta da 5 strati:

EPITELIO – MEMBRANA DI BOWMANN – STROMA – MEMBRANA DI DESCEMET – ENDOTELIO

La cornea per ovvi motivi non è e non può essere vascolarizzata, in quanto verrebbe privata della sua trasparenza.

Il punto di separazione tra la sclera e la cornea prende il nome di LIMBUS.

Tonaca vascolare o Uvea

La tonaca vascolare come lo dice il nome è molto vascolarizzata e permette il passaggio di vene ed arterie.

Si stratifica tra la tonaca fibrosa situata all’esterno e la tonaca nervosa situata all’interno, è una membrana di natura connettivale molto vascolarizzata, che svolge soprattutto una funzione nutritiva.

Questa è divisa in tre parti:

la coroide che è posta posteriormente e corrisponde a quasi tutta l’estensione della sclera. Il corpo ciliare, che rappresenta la porzione intermedia dell’uvea posta quasi al limite tra sclera e cornea, sporge verso il centro del bulbo ed i processi ciliari (a disposizione radiale) che attraverso le zonule di Zinn ancorano il cristallino, importantissimo per la nostra visione, andando ancora avanti troviamo: 

L’iride

che costituisce la parte anteriore e si presenta come una membrana diaframmatica che appare attraverso la cornea, caratterizzando il colore dell’occhio, con la determinazione della pupilla, un foro circolare ad apertura variabile, che ha la stessa funzione del diaframma di una macchina fotografica, ovvero ne regola l’ampiezza per controllare la quantità di luce entrante.

L’iride separa la camera anteriore, dalle camere posteriori.

Ancora dietro al cristallino troviamo il corpo vitreo:

una struttura gelatinosa che contiene acido ialuronico, cioè una sostanza viscosante (come una colla) che serve a dare turgore all’occhio.

Tonaca nervosa  

Retina

Rappresenta la più interna delle tre tonache e contiene i fotorecettori, essa è compresa tra la coroide e l’umor vitreo, s’intende per retina la porzione applicata alla coroide, che si estende dal polo posteriore fino a poco avanti all’equatore, dove termina con una linea detta ora serrata. La retina può essere divisa in due zone: posteriormente c’è una “parte ottica” dove si trovano i fotorecettori, che sono di due tipi, i coni, preposti alla visione diurna e a colori, maggiormente concentrati nella macula e nella fovea (circa ottomilioni) e i bastoncelli (circa centoventimilioni) preposti alla visione notturna, visione fotopica e visione scotopica.

Anteriormente c’è invece una “parte cieca” non deputata alla visione. Il confine fra queste due zone è l’ora serrata”.

La retina si compone di 5 strati, composti da:

  1. epitelio pigmentato;schema retinico
  2. recettori (coni e bastoncelli);
  3. cellule orizzontali;
  4. cellule bipolari;
  5. cellule amacrine;
  6. cellule gangliari.

La retina è la parte più determinante della nostra visione, cioè quella deputata a trasmettere le immagini ricevute, ed in essa focalizzate, al nostro elaboratore, il CERVELLO, che elaborerà tutti i dati e ci permetterà di vedere, l’immagine ricostruita e ricomposta.

L’anatomia del nostro occhio che a prima vista potrebbe sembrare semplice, è invece un complesso strumento di scannerizzazione delle immagini e di trasformazione, da impulsi luminosi in impulsi elettrici, tramite un complesso sistema di reazioni chimiche.

Corpo vitreo

E’ costituito da un gel trasparente saldamente adeso al corpo ciliare e alla retina, nella regione dell’ora serrata e della papilla ottica. E’ composto da uno strato corticale le cui superfici formano una membrana iboidea anteriore e una posteriore ed a un corpo vitreo in senso stretto.

Lo strato corticale è spesso 100 micron e contiene fibrille di collagene, proteine, acido ialuronico in alta concentrazione e pochissime cellule. Il corpo vitreo vero e proprio è composto da fini fibrille collagene; gli spazi tra le fibre sono riempiti di acido ialuronico che forma nel vitreo una rete

molecolare. L’acido ialuronico è un polimero abbondante nella cartilagine, nel connettivo in genere e nel derma. Molto viscoso che da al corpo vitreo la caratteristica consistenza gelatinosa e turgore all’occhio.

Il cristallino

Il cristallino è l’unica parte del corpo che contiene acqua al 65%. Per questo motivo ha un metabolismo rallentato.

Quando nasciamo il cristallino non è formato. Alla nascita si hanno solo le bozze fetali, cioè bozze di tessuto epiteliale.

È per questo che il bambino fino all’età di 10/11 anni ha bisogno di maggior protezione dai raggi UV, in quanto le radiazioni attraversano più facilmente le strutture oculari, andando a colpire la retina, creando danni ai fotorecettori, danni che poi si ripercuoteranno nella sua vista da grande.

Nel cristallino ci sono 10 zone di rifrangenza. E’ avvolto da una capsula corticale ed è messo in tensione da fibre. E’ sospeso perché deve muoversi.

Nel cristallino ci sono 10 zone di rifrangenza. E’ avvolto da una capsula corticale ed è messo in tensione da fibre. E’ sospeso perché deve muoversi. sublussazione. Addirittura può scivolare in camera anteriore

E’ un organo lenticolare trasparente incolore ed elastico, interposto tra iride e corpo vitreo. E’formato da una sostanza propria sulla cui superficie anteriore è adagiato uno strato di cellule In caso di traumi molto forti il cristallino può andare incontro a lussazione o epiteliali ed è avvolto da una capsula detta cristalloide. La sostanza propria del cristallino che ne costituisce l’80%.

E’ formata dalle fibre della lente che sono di origine epiteliale: cellule allungate nastriformi con un nucleo molto piccolo. Grossolanamente nel cristallino si distinguono un nucleo fetale, la parte cioè che si è formata durante la vita embrionale e che alla nascita rappresenta l’intero cristallino.

Il nucleo adulto diventa visibile intorno a 10 anni d’età. In esame a lampada a fessura si evidenziano 10 zone di discontinuità ottica.

Zonula di Zinn:

E’ formata da un sistema di fibre che uniscono la zona epiteliale del cristallino al corpo ciliare e in particolare ai processi ciliari. Le fibre sono nastriformi, formate da proteine filamentose, sono elastiche ed appaiono costantemente sotto tensione; quando sono rilasciate permettono la modificazione elastica del cristallino e quindi la variazione dei suoi raggi di curvatura, fenomeni alla base del processo di accomodazione.

 

LE AMETROPIE

Ora dovremmo aver sommariamente capito come è formato il nostro occhio pertanto voglio darvi alcuni cenni su alcuni difetti refrattivi, ovvero spiegarvi il motivo per cui quando andate dall’ottico o dall’oculista, dopo avervi misurato la vista, vi prescrive delle lenti che portano davanti un segno, positivo o negativo. La diversità di questi segni determina difetti refrattivi diversi che prendono il nome di MIOPIA – IPERMETROPIA

Altri difetti refrattivi. prendono il nome di ASTIGMATISMOPRESBIOPIA

Queste due tipologie di difetti visivi provocano effetti di sfocatura dell’immagine uno opposto all’altro, ovvero il miope vedrà bene da vicino mentre l’ipermetrope da lontano. Ma ora vediamo di capire cosa sono questi tipi di difetti:

LA MIOPIA

In questo paragrafo cercheremo di far capire in modo semplice cosa è la miopia, senza entrare nelle molteplici tipologie miopiche, ovvero le miopie da curvatura, artificiale, fisiologica, patologica, definita come malattia oculare, in quanto agli elevati poteri si associano spesso a gravi complicazioni strutturali. La miopia è il vizio refrattivo in cui l’immagine di un oggetto posto ad una distanza detta infinita, va a formarsi anteriormente al piano retinico, cioè nel vitreo. Per cui il sistema ottico oculare, rispetto alle sue dimensioni, presenta un eccesso di potenza che provoca lo sfocamento dell’immagine, in quanto non posizionata sulla retina.

Per compensare o ridurre il suo difetto refrattivo il miope non può ricorrere allo strumento naturale posto nel nostro occhio, il cristallino, che grazie al meccanismo accomodativo riuscirebbe a compensare il difetto. Ciò non è possibile in quanto il cristallino agisce in senso opposto, quindi lo troveremo utile negli ipermetropi. Le motivazioni della miopia sono molteplici ma il caso più frequente miopia assiale, che è il principale fattore di squilibrio, è dato dall’allungamento dimensionale del bulbo oculare, che può progredire fino ad arrivare a valori molto elevati (anche superiori a 30 diottrie, miopia patologica) anche dopo la naturale stabilizzazione che avviene generalmente dopo la pubertà.

Al contrario la forma fisiologica non supera le 5 – 6 dt.

Nella maggior parte dei casi ci si accorge della miopia nel momento in cui il bambino comincia la scuola, in quanto avrà difficoltà a leggere la lavagna, legge a distanza ravvicinata, ha scarso rendimento, tende a strizzare gli occhi. Nel bambino e nell’adolescente la correzione deve essere sempre totale e portata a permanenza, senza eccezioni, in quanto l’ampliamento visivo, arricchisce di stimoli e interessi il soggetto, influenzandone positivamente lo sviluppo caratteriale e quello dell’asse diencefalo-ipofisario, che modula la sua funzione di regolazione delle attività ormonali e vegetative.

La sintomatologia si divide in due parti: la parte soggettiva (che lamenta il soggetto) e la parte oggettiva (che misura l’operatore).

Parte soggettiva: 

  • Visione sfuocata da lontano
  • Visione buona da vicino
  • Astenopia – più precisamente mal di testa, dolori sopraciliari, dolori dei bulbi oculari, in quanto, in alcuni studi è stato rilevato la presenza di accomodazione anomala nell’occhio miope, in parte dovuta ad uno squilibrio tra accomodazione e convergenza.
    Miodesopsie (mosche volanti) – sono corpi cellulari che si muovono all’interno del vitreo e vengono percepite tutte le volte che passano davanti all’asse visivo. Hanno le forme più svariate e sono spesso associate a miopia intermedia e a distacco posteriore di vitreo.

Fotofobia – fastidio alla luce, presumibilmente dovuto alla costante midriasi presente nell’occhio miope.

Parte oggettiva:

  • Ridotta AV per lontano
  • Buona AV per vicino
  • PP ( punto prossimo ) più vicino rispetto al coetaneo emmetrope
  • PR ( punto remoto ) a distanza finita
  • Tendenza a fessurare
  • Midriasi
  • Alterazioni del fondo oculare (non sono sempre presenti) – sono
  • evidenziabili in oftalmoscopia e nei casi di eccessivo allungamento
  • assiale o di patologie.
  • Esoftalmo – si tratta di una eccessiva sporgenza dell’occhio verso
  • l’esterno, presente solo in associazione ad un allungamento del bulbo oculare.

Compensazione della miopia

La compensazione della miopia si effettua sempre con lenti negative del minor potere che danno la massima acuità visiva. La lente negativa provoca divergenza.

Particolare attenzione da parte dell’operatore deve essere posta nella correzione della miopia patologica, in quanto i tessuti oculari sono molto tensionati a causa dell’allungamento assiale e quindi ogni piccola variazione può provocare seri problemi. È buona regola sotto correggere il soggetto, per evitare che sforzi troppo l’accomodazione, per far si che non aumenti troppo il flusso sanguigno all’interno dell’occhio a livello del muscolo ciliare, in quanto potrebbe portare al distaccamento della retina.

IPERMETROPIA

L’ipermetropia è il vizio refrattivo nel quale, ad accomodazione rilassata, l’immagine andrebbe a fuoco su un piano immagine situato dietro la retina.

   L’ipermetropia è una carenza di potenza dell’occhio

Come abbiamo visto per la miopia , anche l’ipermetropia può essere:

  • assiale, causata da un insufficiente lunghezza del bulbo oculare,
  • da curvatura, dovuta all’insufficienza del potere positivo delle superfici corneali o cristalliniche,
  • da indice, queste si verificano piuttosto raramente e in genere nei soggetti anziani, sono causate da una variazione dell’indice di rifrazione del cristallino e del umor acqueo,
  • da posizione, dovuta ad uno spostamento del cristallino verso il vitreo. 

Classificazione dell’ipermetropia in funzione dell’accomodazione:

Ipermetropia totale, questa può essere suddivisa in due parti:

  • ipermetropia manifesta
  • ipermetropia latente

L’ipermetropia manifesta, può a sua volta essere suddivisa in:

  • facoltativa
  • assoluta

L’ipermetropia manifesta, è quella parte di ametropia corrispondente alla lente positiva di maggior potere che dà la massima acuità visiva. In pratica quella che si misura in sede di refrazione.

L’ipermetropia latente è quella parte di ametropia che il soggetto riesce con l’ausilio dell’accomodazione a correggerla sufficientemente.

Tuttavia l’occhio è costretto ad un iperesercizio funzionale involontario e costante anche in condizioni che normalmente sono di riposo muscolare, quale l’osservazione di oggetti posti a distanze dette infinite.

L’affaticamento cresce col diminuire della distanza di fissazione.

Questo sovraccarico di lavoro si ripercuote sul sinergismo esistente con la convergenza e si evidenzia attraverso la comparsa di disturbi astenopeici:

nausea, pesantezza oculare, cefalea, vertigini, lacrimazione, difficoltà nella concentrazione, soprattutto nel protrarsi di studio, o lavori che obbligano una visione molto prossimale, bruciori oculari e addirittura la comparsa di false miopie, queste dovute ad una difficoltà del cristallino a rilassarsi anche nella visione da lontano. Per questi motivi secondo il mio parere anche l’ipermetropia latente deve essere corretta, proprio per permettere il rilassamento del cristallino ed evitare un sovraccarico lavorativo, che può portare all’insorgere dei sopradescritti problemi astenopeici che secondo me devono essere evitati.

Salvo la forte attenzione nei bambini al di sotto dei sette anni, in quanto generalmente si risolvono naturalmente con lo sviluppo dell’organismo (ipermetropia fisiologica infantile), ma a tenere costantemente sottocontrollo fino all’età di 16 anni.

L’ipermetropia facoltativa è quella parte d’ipermetropia che può essere compensata attraverso l’accomodazione, che in gioventù non è stata evidenziata in quanto mascherata dal potere accomodativo, ma che nel tempo verrà evidenziata a causa della riduzione naturale del potere accomodativo del cristallino.

L’ipermetropia assoluta è il valore dell’ipermetropia che eccede dal potere accomodativo e che quindi non può essere più compensata naturalmente dalle proprie capacità accomodative.

Sintomatologia

          Soggettiva:

  • Buona visione da lontano
  • Difficoltà nella visione da vicino
  • Astenopia – più precisamente mal di testa, dolori sopracciliari, dolori dei bulbi oculari, arrossamento, lacrimazione, bruciore

    Oggettiva:
  • Buona AV per lontano
  • L’AV per vicino varia a seconda del PA disponibile in quel momento dal paziente
  • PP più lontano rispetto al coetaneo emmetrope
  • Iperemia congiuntivale diffusa
  • Miosi
  • Blefarite

Compensazione dell’ipermetropia

L’ipermetrope viene sempre compensato con lenti positive del maggior potere che danno la massima acuità visiva, in quanto l’occhio ipermetrope ha un potere minore di un occhio emmetrope.

L’astigmatismo

Il termine astigmatismo è composto da due termini: a, che significa “senza, privo di” e da stigma, che significa “punto”.

Quindi, un sistema ottico si dice astigmatico quando di un oggetto puntiforme non si forma una immagine puntiforme, ma due immagini lineari ortogonali fra loro.

L’astigmatismo del sistema si può esprimere in diottrie come differenza tra i poteri dei meridiani principali.

Per comprendere i principi e le conseguenze della refrazione astigmatica si pensi alla differenza tra un pallone da calcio e uno da rugby, uno sferico ed uno ovalizzato, la maggior curvatura l’avremo nel meridiano più accorciato, mentre nell’altro avremo una minor curvatura ( meridiano più lungo). Tra i due meridiani principali si troveranno tutti i valori intermedi di curvatura.

Una superficie di questa natura si dice torica.

Quando i due meridiani principali sono ortogonali fra di loro avremo un astigmatismo regolare, mentre se i meridiani principali non risultano ortogonali fra loro si parlerà di astigmatismo irregolare, causato generalmente da eventi patologici, traumatici, infettivi o degenerativi, la sua correzione non risulta possibile con lenti oftalmiche, ma solo con lenti a contatto o tramite chirurgia.

Quando i due meridiani sono ortogonali tra di loro, ed il meridiano verticale risulta essere più curvo di quello orizzontale parleremo di astigmatismo secondo regola mentre quando sarà più curvo quello orizzontale, parleremo di contro regola.

Visione nel soggetto astigmatico non corretto. 

La formazione delle immagini retiniche, sfuocate e deformate in base all’entità del difetto, in un occhio astigmatico, deriva dalla somma degli effetti di deformazione di ogni singolo punto che costituisce l’oggetto.

Ogni punto oggetto forma due immagini lineari ortogonali fra loro e un’immagine circolare detta disco di confusione.

L’intervallo tra le due linee immagine focali, perpendicolari tra loro e ai meridiani che le hanno generate, è detto intervallo di Sturm e la figura generata dalla radiazione rifratta conoide di Sturm.

Compensazione dell’astigmatismo

Per quanto riguarda la prescrizione di lenti astigmatiche precisiamo che nel bambino, la compensazione deve essere immediata e totale e portata in permanenza, soprattutto se l’ametropia risulta monolaterale, onde evitare fenomeni di ambliopizzazione dell’occhio astigmatico.

Essendo il bambino dotato di una notevole plasticità nell’organizzazione neuronale viene assicurato un adattamento rapido ed ottimale.

Per quanto riguarda invece l’adulto che non ha mai portato correzione, la completa normalizzazione refrattiva può creare importanti difficoltà di adattamento, specie se di fronte ad un difetto elevato.In quanto le immagini sfuocate e deformate, memorizzate a livello cerebrale, hanno formato ed organizzato la propria attività motoria e di relazione con l’ambiente.

In topografia l’astigmatismo si presenta come una clessidra

La correzione totale potrebbe sconvolgere le abitudini del soggetto procurandogli nausea, vertigini, fenomeni astenopeici e talora psicologici. In questi casi rinunceremo alla correzione totale del difetto, andando a prescrivere lenti con poteri più bassi a crescita graduale, dando così tempo a tutto il suo sistema di adeguarsi alle nuove esperienze percettive.

Normalmente si prescrive una sotto correzione del cilindro, circa un terzo del suo valore, ed una sfera che sarà la somma algebrica della sfera stessa più la metà del valore residuo del cilindro non corretto.

Le lenti astigmatiche, sono in grado di annullare il conoide di Sturm, ripristinando la puntualità focale dell’immagine retinica.

La determinazione dell’asse del cilindro da anteporre per effettuare la correzione si effettua con il quadrante per astigmatici, o con il cilindro crociato di Jackson.

Presbiopia  

Innanzi tutto dobbiamo precisare che la presbiopia non può essere catalogata tra i difetti visivi (ametropie), in quanto è uno stato fisiologico che si presenta con il passare del tempo, ovvero con l’età.

Questa colpisce tutte le persone a partire da circa 40 anni, che negli emmetropi, continueranno a vedere bene da lontano, ma cominceranno a trovare difficoltà nella visione da vicino, per poi progressivamente andare ad incontrare difficoltà anche nelle distanze intermedie.

La parola presbiopia proviene dal greco “ occhio vecchio “.

Con il passare degli anni, il nostro cristallino perde la sua capacità di assumere una curvatura adatta per far si che le immagini vadano a cadere nella retina e quindi essere a fuoco, in quanto questo funge da lente positiva naturale. Che non potendo più contrarsi perderà nel tempo il suo potere accomodativo.

Essendo difficile stabilire quando un soggetto si possa definire presbite, è stata stabilita una soglia, ovvero quando il suo potere accomodativo scende sotto le 4 diottrie.

Questa soglia è stata stabilita in quanto la maggior attività da vicino, ovvero la lettura avviene a circa 40 cm. necessitando di un potere di 2,5 dt

Per avere una visione confortevole a tale distanza, il soggetto non potrà usufruire di tutto il suo potere accomodativo, ma userà il potere accomodativo di confort, che è pari ai 2/3 del potere accomodativo totale.

Da questo ne deriva che se necessito di 2,5 dt a 40cm per avere visione confortevole usando i 2/3 dovrò disporre di 3.75 dt.

Quindi possiamo dire che fino a quando disporremo di 4 dt di accomodazione la nostra visione da vicino sarà nitida ed in confort.

Nel momento in cui scenderemo al disotto di questa soglia il nostro occhio necessiterà di un’addizione positiva, da aggiungere all’eventuale correzione per lontano, tornando così ad avere visione nitida e confortevole.

Un calcolo approssimativo del potere accomodativo residuo si effettua nel seguente modo:

15 = potere del cristallino Et = età del soggetto Pac = 15 – Et/4  

Soggetto di 48 anni   Pacc = 15- 48/4 = 15-12= 3dt di potere accomodativo. 

In questo esempio vediamo chiaramente che se a questo soggetto poniamo una lente positiva di 1 dt il suo potere tornerà ad essere di 4 dt e quindi sarà in visione nitida e confortevole.

Luciano Orzani
Fisico Industriale
Ottico- Optometrista
Igienista Oculare
Diploma Esperto qualificato in riabilitazione visiva dell’adulto
( conseguito presso la Scuola Italiana di Ipovisione di Firenze  S.I.I. )
Socio fondatore del  G.I.O.  (Gruppo Igienisti Oculari )

Porzione tratta dalla mia tesi INFORMAZIONE VEICOLO DI PREVENZIONE