Estate sole mare – protezione oculare

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E’ arrivata l’estate tutti noi amiamo questa stagione , perchè ci porta il calore del sole.
La magia di questa stagione che ci risveglia dal periodo invernale e primaverile, ci rende più euforici ed anche più attivi. Il sole estivo ci ammalia perchè ci regala delle belle abbronzature, il nostro corpo si colora assumendo un aspetto gradevole  da noi tutti amato.

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Il sole fonte di vita

Ma ci siamo mai chiesti se queste nostre affascinanti sensazioni sono solo e sempre positive? Ci siamo chiesti se le radiazioni solari che noi riceviamo, e che a noi piacciono così tanto sono sempre positive per il nostro organismo? Le parti del nostro corpo più esposte alle radiazioni solari sono la nostra pelle ed i nostri occhi. La nostra pelle la proteggiamo dai potenti raggi solari con creme protettive, perchè sappiamo che senza protezione possiamo avere dei danni, che possono essere veramente pericolosi per la nostra salute.

Questi possono andare dalle semplici ustioni, fino a provocare il tumore della pelle. Ma dobbiamo considerare che esattamente le stesse problematiche possono essere arrecate ai nostri occhi, in quanto gli stessi raggi che colpiscono la nostra pelle, ovvero i raggi UVA, UVB, UVC, colpiscono anche i nostri occhi.

Gli occhi sono organi molto delicati e molto esposti a tutti gli agenti esterni, pertanto devono essere sempre protetti. Le palpebre e le lacrime ( il film lacrimale ) sono la prima protezione per i nostri occhi dagli agenti esterni, ma nel momento in cui sono aperti, questi non riescono a schermare l’occhio dalle radiazioni solari e, in particolare, dall’azione dei raggi ultravioletti (UV).

Il sole è una fonte molto potente di radiazioni luminose che provocano, specialmente se in eccesso, un danno ossidativo ai tessuti, facendoli invecchiare prima del tempo. Tutte le strutture oculari possono essere colpite; ma è la retina ad essere particolarmente vulnerabile e, una volta danneggiata, la sua funzionalità è difficilmente recuperabile.

I raggi solari possono arrivare a provocare la morte di cellule retiniche (ad esempio se si fissa il sole). L’esposizione protratta ai raggi solari senza protezione può comunque favorire, soprattutto nella stagione estiva, l’insorgenza di patologie come congiuntiviti, cheratiti attiniche, cataratta e maculopatie fototraumatiche (lesioni della retina centrale). Il sole è dannoso per gli occhi durante tutto l’anno, non solo nei giorni soleggiati.

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Cataratta


Per capire l’importanza della prevenzione, è bene sapere che, anche quando una persona non è direttamente esposta al sole, è comunque colpita dai raggi UV per oltre il 40% rispetto ad una esposizione normale. Secondo l’Organizzazione mondiale della Sanità, le principali cause della cecità nei paesi sviluppati ed in quelli in via di sviluppo,sono collegati ai raggi UV. La malattia più comune causata dai raggi ultravioletti è la cataratta.

 

 

Ogni anno si effettuano circa 20 milioni di interventi chirurgici per rimuovere le cataratte precoci dovute all’esposizioni degli occhi ai raggi UV. A milioni di chilometri di distanza viene prodotta la luce solare, composta dai fotoni, particelle energetiche che arrivano sulla terra come radiazioni.

Queste ultime, in base alla lunghezza d’onda, costituiscono le radiazioni visibili (raggi colorati) e non visibili, divise in ultravioletti (UVA, UVB e UVC) ed infrarossi.

La luce viene classificata secondo la lunghezza d’onda, che con le sue variazioni ci dà i vari colori. Ai due estremi dello spettro di luce visibile ci sono gli ultravioletti e gli infrarossi.

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Le radiazioni della luce

Gli ultravioletti sono i raggi che ci consentono di abbronzarci.

Si dividono in:

UVA: responsabili dell’invecchiamento cutaneo e del cristallino, che causa la cataratta.

UVB: determinano l’abbronzatura, ma anche i fastidiosi eritemi. A livello oculare interessano la cornea.

UVC: pericolosissimi per l’uomo, anche se in gran parte vengono bloccati dall’ozono presente nell’atmosfera.

I raggi ultravioletti (UV), invece, penetrano attraverso le nuvole, sono più intensi con l’altitudine e nelle ore centrali della giornata, aumentano con il riverbero di acqua, sabbia e neve.

I raggi infrarossi danno la sensazione di calore quando siamo al sole. Possono provocare secchezza oculare, in quanto il calore determina l’evaporazione del film lacrimale, determinando una minore protezione della cornea, con sensazione di fastidio, bruciore e minore tollerabilità alle lenti a contatto. La luce blu, che all’occhio appare azzurra o violetta, può provocare nel tempo danni alla retina. 

In conclusione, è importante una protezione con occhiali da sole su misura, in particolare per bambini, anziani, operati di cataratta, di chirurgia laser ed in tutte le persone con iridi chiare. Infatti gli occhi chiari (azzurri, verdi, ecc.), devono il loro colore alla mancanza di pigmento di colore marrone, per cui si vedono in trasparenza i vasi (arterie e vene) sottostanti.
Tale condizione, così come per le pelli chiare, li rende più fotosensibili. e vene).

Immagine fatta con camera UV

Immagine fatta con camera UV

È molto importante per i professionisti innanzitutto esaminare nella letteratura peer-reviewed il livello e il tipo di evidenza sugli effetti del danno oculare che si verifica dopo un’esposizione ai raggi ultravioletti.

Questa evidenza ci aiuterà a capire la necessità di accrescere la consapevolezza sull’esposizione degli occhi ai raggi UV e sui problemi che dovremo in seguito risolvere per proteggere i loro occhi.

I professionisti della visione ricoprono un ruolo importante non solo nella correzione dell’errore refrattivo e nel fornire informazioni sulla gamma di opzioni correttive disponibili per ottimizzare la qualità visiva dell’ametrope ma possono anche svolgere una funzione chiave per quanto riguarda la salute oculare.

È evidente quindi che non basta soltanto individuare e risolvere la patologia oculare ma fare prevenzione, che è in assoluto la più alta strategia sanitaria.

Molti paesi hanno sviluppato nei trascorsi decenni programmi di protezione solare diffusamente pubblicizzati e incoraggiati dal rapido aumento dell’incidenza dei tumori cutanei e dalle preoccupazioni legate all’impoverimento dello strato di ozono stratosferico che porta ad un aumento del livello di radiazione UVB (280-315 nm) sulla superficie terrestre.

Cheratosi attinica

Cheratosi attinica

Mentre gli effetti avversi provocati da una quantità eccessiva di raggi UV sulla pelle sono ben noti, esistono anche alcuni aspetti positivi dell’esposizione ai raggi ultravioletti, quali la sintesi endogena della vitamina D (un basso livello di vitamina D si correla ad un’ampia varietà di tumori, malattie autoimmuni, come sclerosi multipla e diabete di tipo 1, infezioni, quali influenza e tubercolosi, malattie psichiatriche e cardiovascolari).

Anche la regolazione del ciclo sonno/veglia (ritmo circadiano) attraverso una soppressione, solo recentemente identificata, dei recettori retinici della melatonina (collegato anche all’incidenza e alla progressione dei tumori) si dimostra un beneficio positivo, pur essendo mediata attraverso la luce blu anziché quella ultravioletta. Le condizioni nella cui patogenesi risulta implicata la luce del sole sono state definite ‘oftalmoeliosi .

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Carcinoma a cellule squamose

L’attuale evidenza indica che l’esposizione degli occhi ai raggi ultravioletti provoca solo effetti collaterali negativi. Vi è una forte evidenza che un’esposizione acuta a dosi elevate alla radiazione ultravioletta provoca fotocheratite e fotocongiuntivite, mentre anche un’esposizione cronica a basse dosi è un fattore di rischio per cataratta, pterigio e carcinoma a cellule squamose della cornea e della congiuntiva.

Attualmente si ha un’evidenza meno univoca in relazione ad altre condizioni come melanoma oculare e degenerazione maculare correlata all’età .

Patologie oculari legate alla radiazione ultravioletta sono comuni disabilitanti e causa di un notevole carico di malattia in tutto il mondo.

L’effetto di focalizzazione della luce periferica spiega perché i casi di pterigio si verificano più frequentemente a livello nasale piuttosto che della più esposta congiuntiva temporale.

Condizioni oftalmiche nella cui patogenesi è implicata la luce del sole

Palpebra:

Rughe

Scottature

Cheratosi precancerosa

Cheratosi precancerosa

Reazioni di fotosensibilità

Ectropion cicatriziale

Dermatocalasi

Modificazioni premaligne

Modificazioni maligne (carcinoma delle cellule basali)

Carcinoma a cellule squamose

Melanosi primaria acquisita

Melanoma

Superficie oculare

Pinguecola

Pterigio

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Il danno provocato dai raggi UV è di tipo cumulativo e permanente, e può interessare la cornea, il cristallino, l’iride, la retina e i relativi tessuti congiuntivali ed epiteliali. I danni alle quattro strutture fondamentali (congiuntiva, cornea, cristallino e retina) sono ampiamente documentati.1

Cheratopatia climatica

Granuloma attinico

Fotocheratite

Arco

Cheratopatia a banda

Polimorfismo endoteliale corneale

Riattivazione di cheratite erpetica

Sclerite nella porfiria

Placche sclerali senili

Opacità della cornea (haze) dopo cheratectomia fotorefrattiva

Displasia e malignità della cornea o della congiuntiva

Catarro primaverile

Cristallino

Cataratta

Erniazione capsulare anteriore

Presbiopia precoce

Pseudoesfoliazione capsulare

Sublussazione nella sindrome di Marfan

Uveite

Uveite

Disfotopsia con la lente intraoculare

Uvea

Melanoma

Miosi

Dispersione del pigmento

Uveite

Incompetenza della barriera emato-oculare

Vitreo

Liquificazione Retina Maculopatia da radiazione

Eritropsia

Degenerazione maculare

Melanoma coroidale

Perdita della vista con fotostress nella stenosi carotidea

Disturbi del ritmo cardiaco

 

RADIAZIONE ULTRAVIOLETTA E SEGMENTO OCULARE POSTERIORE

Mentre il cristallino dell’adulto è in grado di schermare efficacemente la retina da lunghezze d’onda inferiori a 360 nm, la banda spettrale compresa tra 360 e all’incirca 550 nm raggiunge la retina e contiene fotoni di energia sufficiente da arrecare un danno fotochimico.prodotti-solari1[1]

In rapporto alla lunghezza d’onda e alla durata dell’esposizione, la luce interagisce con il tessuto in base a tre meccanismi generali:
termico, meccanico o fotochimico.

Sorgenti di luce naturale, come il sole, emettono fotoni di luce UV di lunghezza d’onda relativamente più lunga, che inducono tipicamente un danno fotochimico non essendo l’energia confinata all’interno degli strati retinici (il che comporterebbe un danno di tipo termico o meccanico).

Il danno fotochimico prodotto nella retina procede attraverso reazioni dirette che implicano il trasferimento di protoni o elettroni e reazioni che coinvolgono i meccanismi delle specie reattive dell’ossigeno.

Farmaci comunemente utilizzati come alcuni antibiotici, antinfiammatori non steroidei, agenti psicoterapeutici e persino prodotti erboristici, possono avere la capacità di agire da fotosensibilizzatori e quindi favorire il danno alla retina provocato dalla radiazione UV se eccitati dalla luce ultravioletta o dalla luce visibile con sufficiente penetrazione nella retina.

La radiazione solare ultravioletta: un rischio per i lavoratori all'aperto

La radiazione solare ultravioletta: un rischio per i lavoratori all’aperto

L’epitelio pigmentato retinico e la coroide contengono melanina, che assorbe i raggi UV e protegge la retina dal danno UV-indotto. Con il trascorrere degli anni, tuttavia, la melanina contenuta nei nostri occhi viene fotosbiancata, riducendo di conseguenza la propria capacità di protezione contro il danno provocato dalla luce ultravioletta.

Negli adulti di età superiore ai 50 anni, la luce blu di lunghezza d’onda corta di circa 430 nm provoca un rischio aggiuntivo attraverso una reazione di foto-ossidazione.

La lipofuscina, che si accumula con l’avanzare dell’età, produce ossigeno “singlet” (cioè uno stato di eccitazione elettronica della molecola di ossigeno poco stabile), in risposta alla luce blu, superossido e radicali liberi che danneggiano l’epitelio pigmentato retinico.

I coni e bastoncelli alla fine muoiono non essendo più nutriti dall’epitelio pigmentato retinico, considerato responsabile dello sviluppo della degenerazione maculare correlata all’età (AMD).

Pigmenti maculari quali la luteina e la zeaxantina proteggono contro il danno infiammatorio e foto-ossidativo, ma il loro quantitativo si riduce con l’età. Un’esposizione a lungo termine alla luce di lunghezza d’onda corta in modelli animali determina un danno alla retina simile a quello osservato nei pazienti affetti da AMD.

L’evidenza epidemiologica per l’esposizione alla luce come causa di AMD attualmente non è convincente. Da alcuni studi clinici emerge l’esistenza di una associazione positiva fra esposizione solare e AMD, da permettere allo studio Beaver Dam condotto negli Stati Uniti di correlare il periodo di tempo trascorso fuori casa allo sviluppo di AMD e a due studi australiani di associare l’esposizione alla lunghezza d’onda corta blu all’insorgenza di AMD.mondo[1]

Altri tuttavia non sono riusciti a dimostrare che esiste una associazione tra esposizione alla luce solare e sviluppo di AMD39-42. Per completare uno studio in grado di provare che la protezione dalla radiazione ultravioletta riduce il tasso di degenerazione maculare potrebbe non bastare una vita, anche se l’analisi retrospettiva della protezione dalla radiazione ultravioletta eseguita per un periodo di circa 5 anni ha recentemente dimostrato di portare a livelli più alti di densità ottica del pigmento maculare che in precedenza si correlava ad un minor tasso di AMD.

PROTEZIONE OCULARE CONTRO I RAGGI ULTRAVIOLETTI

Diverse alternative potrebbero potenzialmente offrire una protezione per gli occhi contro i raggi ultravioletti. Cappelli e ombrelli possono proteggere in una certa misura dalla luce del sole proveniente dall’alto sopra la nostra testa, riducendo l’abbagliamento.

Tuttavia, come già evidenziato, queste soluzioni non consentono di evitare la significativa esposizione degli occhi ai raggi UV provenienti dalla luce diffusa e quando il sole è più vicino all’orizzonte.

la protezione degli occhi dai potenti e pericolosi raggi UV è estremamente importante

la protezione degli occhi dai potenti e pericolosi raggi UV è estremamente importante

La protezione offerta dagli occhiali da sole è stata valutata mediante studi dosimetrici eseguiti su manichini che dimostrano tutti che il disegn della montatura riveste un ruolo importantissimo, ma tale fattore è stato tradizionalmente ignorato negli standard relativi agli occhiali da sole.

Gli stessi problemi emergono per quanto riguarda le lenti per gli occhiali.

Tuttavia, la riduzione della luce visibile che filtra attraverso gli occhiali da sole è probabile che aumenti il diametro della pupilla e impedisca l’ammiccamento, due meccanismi di protezione degli occhi contro un’esposizione intensa alla luce solare.

Alcuni studi hanno coerentemente suggerito una tipica esposizione ai raggi ultravioletti biologicamente misurata di circa il 20% di luce ambiente che raggiunge l’occhio per le montature da sole convenzionali, non dotati di protezione contro la luce periferica.

Questo aspetto, unitamente all’effetto di focalizzazione della luce periferica precedentemente descritto, sottolinea l’importanza di utilizzare schermature laterali che rimangano sempre ben aderenti agli occhi. Raramente, tuttavia, gli occhiali da sole ne sono dotati.

Di conseguenza, i benefici dell’uso di lenti a contatto morbide con filtro UV che coprono cornea, limbus e la maggior parte della congiuntiva bulbare, sembrerebbero porsi come la soluzione ideale: le lenti di classe 1 bloccano almeno il 99% dei raggi UVB e il 90% dei raggi UVA, con la classe 2 che blocca almeno il 95% dei raggi UVB e il 50% dei raggi UVA.

La lente polarizzata un'ulteriore protezione

La lente polarizzata un’ulteriore protezione

Quando associate all’uso di un cappello e occhiali da sole, le lenti a contatto con filtro UV sono in grado di fornire una protezione globale da tutte le sorgenti di esposizione alla luce solare

Come proteggere gli occhi al mare?

Per precauzione, soprattutto al mare e in altre condizioni di elevata luminosità, gli occhiali da sole con filtri a norma di legge devono essere indossati da tutti, in modo da limitare l’azione dannosa dei raggi ultravioletti (UVA e UVB). Per coloro che vanno in barca a vela o praticano kitesurf/windsurf è importante difendersi dal riverbero del sole sull’acqua; quindi è opportuno utilizzare occhiali con montature grandi e resistenti agli urti, con lenti ad alto assorbimento dei raggi ultravioletti e montature avvolgenti.

Il riverbero del sole sull'acque è pericoloso per i nostri occhi

Il riverbero del sole sull’acque è pericoloso per i nostri occhi

 

È, inoltre, opportuno proteggere le palpebre e il contorno occhi. Si tratta di zone delicate che vanno difese, oltre che con gli occhiali da sole, anche con una crema solare ipoallergenica e priva di profumazione.

In caso di problemi di arrossamento del contorno occhi si può, in prima battuta, ricorrere, una volta all’ombra, a impacchi con acqua fredda.

 

 

 

Luciano Orzani
Fisico Industriale
Ottico- Optometrista
Igienista Oculare
Diploma Esperto qualificato in riabilitazione visiva dell’adulto
( conseguito presso la Scuola Italiana di Ipovisione di Firenze  S.I.I. )
Socio fondatore del  G.I.O.  (Gruppo Igienisti Oculari )

Bibliografia

www.iapb.it/news2.php?id=220
http://www.salute-e-benessere.org

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